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25 febbraio 2007

Come imparano la storia gli studenti italiani

Poi uno dice dei libri di testo palestinesi.....

 
Come imparano la storia gli studenti italiani

A pagina 1 di Informazione Corretta del 2005-07-09, la redazione firma un articolo dal titolo «Come imparano la storia gli studenti italiani»

Riportiamo la lettera che Livia Noris, segretaria dell'associazione Italia-Israele di Bergamo, ha inviato all'editore Giunti che ha pubblicato il testo di Renzo Zanoni "Educare alla pace". E' inutile chiederci come nascono ignoranza e pregiudizi se i libri di testo sono come quello di Zanoni.Come si vede dalle frasi riportate.

Ecco la lettera:

Bergamo 9 luglio 2005

Vi scrivo in relazione al testo di Renzo Zanoni "Educare alla pace. Religioni usi e costumi degli abitanti del mondo" che in sovracopertina risulta edito dalla Giunti Junior ( anche se poi in copertina la casa editrice risulta la Demetra e il sottotitolo si fa più preoccupante: "usi costumi e razze degli abitanti del mondo") .

Nel capitolo sulla questione mediorientale leggo le testuali parole:

“Lo stato di Israele viene creato il 14 maggio ’48 , da quel momento cerca di estendere il suo territorio attraverso una serie di guerre mosse ai paesi limitrofi Egitto, Libano , Siria , Giordania .I palestinesi nei territori occupati di Israele vengono deportati in campi di concentramento. Lotte sanguinose oppongono i palestinesi ( di religione mussulmana) da sempre residenti su quella terra di nuovi immigrati ebrei ( ebraismo)".

In realtà Israele non attaccò, ma fu attaccato dagli eserciti di questi stati poche ora dopo la sua nascita (sancita da una risoluzione ONU che tentava di risolvere il confronto fra arabi ed ebrei). Ed anche la maggior parte delle altre guerre che ha combattuto sono state guerre di difesa dalle minacce e dagli attacchi dei paesi confinanti e non attacchi mossi da Israele.

Certamente uno può essere poco informato dei fatti, ma non è che ci voglia molto tempo dare un’occhiata ai libri di storia prima di scrivere fandonie ai bambini.

Ora veniamo alla “chicca”dei campi di concentramento .

Questa è una falsità che ha il sapore della malafede: a parte che molti arabi residenti nei territori conquistati da Israele nella guerra del ’48 e facenti ora parte del territorio israeliano sono cittadini di Israele e non vivono in campi di concentramento, ma fra loro ci sono medici, giornalisti, deputati, avvocati e professori della società israeliana di cui fanno parte.

Ci sono poi quelli che risiedono nelle città, come Betlemme e Ramallah, dei cosiddetti territori occupati e sono, appunto, residenti in città e villaggi… se poi ci si riferisce ai profughi delle guerre ( triste corollario di ogni conflitto), certamente da decenni fanno una vita miserabile nei campi profughi gestiti dall’ONU, ma spero che l’autore conosca la differenza fra campo di concentramento e campo profughi!

Infine l’autore dimentica che fra i palestinesi arabi c'è una minoranza cristiana, dimentica che anche gli ebrei hanno abitato quella regione da sempre e che purtroppo la lotta non ha fatto distinzioni fra vecchi e nuovi ebrei, come testimonia il pogrom di Hebron nel 1929 ai danni di una comunità che viveva lì da millenni.

Insomma l’autore ignora troppe cose, ne travisa molte altre e ciò è molto grave in un testo destinato ai bambini e che vorrebbe ( il condizionale è d’obbligo) educare alla pace.

Ma davvero si vuole educare alla pace con le falsità e l’ignoranza? Gradirei una vostra risposta a questo mio preoccupato interrogativo.


cordiali saluti
il segretario della associazione culturale Italia.Israele di Bergamo
Livia Noris

Per chi volesse inviare una protesta, ecco l'indirizzo:

Gruppo Editoriale Giunti
Via Bolognese 165
50139 Firenze




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25 febbraio 2007

Hamas: "Oggi Gaza e Cisgiordania, domani tutta la Palestina"

01-07-2005
Hamas: “Oggi Gaza e Cisgiordania, domani tutta la Palestina”
Brani da un’intervista al portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zahri.

Domanda: Dopo le elezioni, Hamas deporrà le armi e diventerà un’organizzazione politica?
Sami Abu Zahri: L’ala militare e la parte politica di Hamas, tutte sostengono il popolo palestinese che cerca di liberarsi dall’occupazione. La ragione, qui, è l’occupazione. Se non c’è occupazione, non ci sono armi.

Domanda: Se Hamas diventa un’organizzazione politica con membri eletti, gli altri paesi dovrebbero rimuovere Hamas dalla lista dei gruppi terroristici?
Sami Abu Zahri: Un grande errore dell’Europa e dei paesi occidentali è stato quello di mettere Hamas sulle loro liste di terroristi, perché Hamas fa parte del popolo palestinese. I palestinesi hanno scelto Hamas nelle elezioni, e l’Europa e i paesi occidentali dovrebbero rispettare questo.

Domanda: Come può la gente in occidente rispettare un’organizzazione che fa esplodere autobus pieni di bambini e bombarda abitazioni?
Sami Abu Zahri: Fermate l’uccisione del popolo palestinese e noi fermeremo l’uccisione di israeliani. Il problema, il grande problema, l’unico problema è l’occupazione. Siamo sotto occupazione, e la gente sotto occupazione deve combattere per liberarsi.

Domanda: Hamas considererà finita l’occupazione una volta che i coloni avranno lasciato Gaza?
Sami Abu Zahri: Gaza non è la Palestina. Gaza è parte della Palestina. E dove c’è occupazione della terra dei palestinesi, noi combatteremo fino alla fine dell’occupazione.

Domanda: Alcuni coloni israeliani hanno chiesto di poter continuare a vivere a Gaza [sotto Autorità Palestinese]. Come risponde Hamas?
Sami Abu Zahri: Questa è la nostra terra. Non accetterò né permetterò a nessun colono di stare sulla nostra terra. Devono andarsene dalla nostra terra.

Domanda: La prospettiva di Hamas è sempre stata quella di un’unica Palestina, dal fiume Giordano a mare. È ancora così o Hamas ha modificato questa posizione?
Sami Abu Zahri: Vogliamo i nostri diritti. Non c’è problema con una soluzione passo dopo passo al conflitto arabo-israeliano. Possiamo accettare oggi Gaza e Cisgiordania e, in futuro, tutta la Palestina.

Domanda: Se Hamas avrà successo, come sarà la Palestina fra cento anni? Israeliani e palestinesi convivranno?
Sami Abu Zahri: Non sappiamo niente del futuro. Noi continueremo a combattere la nostra resistenza contro l’occupazione finché avremo liberato la nostra terra. Il diritto internazionale sostiene la lotta all’occupazione.

Domanda: Hamas è contro l’occupazione. Ma è a favore di che cosa?
Sami Abu Zahri: La fine dell’occupazione. Sono contro l’occupazione e sono a favore della fine dell’occupazione.

Domanda: Ma cosa vuole Hamas?
Sami Abu Zahri: Hamas vuole la fine dell’occupazione e vuole che tutte le terre palestinesi vadano ai palestinesi e non agli israeliani.

Domanda: Dunque, nessun israeliano in Palestina?
Sami Abu Zahri: Abbiamo dei diritti e accettiamo di ottenere questi diritti passo dopo passo. Non riconosceremo mai l’occupazione. Se gli israeliani vogliono vivere sotto l’Autorità Palestinese, che lo facciano.

Domanda: Hamas considera la lotta dei palestinesi come parte di una lotta più ampia contro l’oppressione dei musulmani?
Sami Abu Zahri: La gente là fuori odia l’islam e i musulmani a causa di Israele, che gioca un grosso ruolo in questo: spingono la gente a odiare l’islam e i musulmani. Ma qui in Palestina abbiamo una situazione particolare perché noi, qui, stiamo combattendo l’occupazione.

(Da: National Post, 13.06.05)

Quando trattare con Hamas
 




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25 febbraio 2007

Intolleranza antiisraeliana a Milano

Intolleranza antiisraeliana a Milano

A pagina 1 di La Repubblica del 2005-06-13, Non spegnete le prove di dialogo - Urla e insulti in San Babila contro il gazebo degli ebrei firma un articolo dal titolo «Davide Romano - Alessia Galione»

La REPUBBLICA di domenica 12 giugno pubblica l'articolo di Davide Romano "Non spegnete le prove di dialogo", che riportiamo:

Dopo le contestazioni volte a togliere il diritto di parola ai rappresentanti di Israele avvenute a Firenze, Pisa e Torino, ora è il turno di Milano. Nei casi precedenti erano state le università le vittime di queste azioni di intolleranza. Questa volta è accaduto nel centro della nostra città. Sono avvenimenti da non sottovalutare. Un tentativo di zittire un popolo non è mai segno di democrazia. In questo momento politico, poi, è come se, vedendo due persone che stanno per stringersi la mano dopo una rissa, la folla le incitasse a riprendere la lotta. Dopo 4 anni di Intifada, israeliani e palestinesi ricominciano a parlarsi: se c´è una cosa che si può fare da qui è di aiutarli a
continuare a farlo. Contestare chi propone il dialogo non aiuta la pace. Ma veniamo ai contestatori. Partiti per protestare contro McDonald´s, dopo aver visto le bandiere dell´Israelpoint hanno spostato la contestazione contro il "nemico sionista". Proprio questa dicitura rivela molte cose: in primo luogo, la mancata accettazione dell´esistenza dello stato di Israele. "Nemico sionista" o "entità sionista" sono termini usati da coloro che - come i terroristi di Hamas - dichiarano di voler cancellare Israele. Inviterei questi presunti antifascisti a studiare la storia. Quando Hitler andò al potere, l´emigrazione ebraica verso la "Terra di Sion" raggiunse le 400mila unità. Dal 1938 gli inglesi non permisero più agli ebrei di andare in Palestina: di lì a qualche anno iniziò il genocidio. Se Israele fosse già esistita non ci sarebbero state limitazioni alla migrazione e centinaia di migliaia di ebrei in più si sarebbero salvati. Anche negli ultimi decenni è stato Israele e non altri a dare rifugio a milioni di ebrei provenienti dai Paesi arabi, Africa, Urss, India. Anche per questo, chi si dice antifascista non può negare il valore dell´idea che ha portato alla nascita di Israele. Chi nega al solo popolo ebraico il diritto all´autodeterminazione non è antisionista, è antisemita, diceva Martin Luther King. È giusto criticare il governo israeliano quando sbaglia, ma se si arriva a contestare qualunque sua democratica espressione, è chiaro che c´è qualcosa di più critica politica. Ma come evitare che le critiche al governo israeliano si tramutino in odio? Una strada potrebbe
essere quella del dialogo lanciata qualche settimana fa da queste stesse colonne, con la risposta positiva di Daniele Farina. Lo dico col cuore pieno di
speranza: vorrei che l´incontro promesso al Leoncavallo, fosse più di un dibattito. Spero ne possano nascere collaborazioni e progetti concreti per
la pace. È il tipo di aiuto che possiamo dare dall´Occidente. Certo, se alla promessa di Farina si aggiungesse il rispetto dell´impegno preso dall´onorevole Bertinotti per un convegno su Sionismo e Israele, sarebbe ancor meglio. Fassino che incontra sia Sharon che Abu Mazen è un esempio di coraggio politico al servizio della pace: aiutare chi dialoga e isolare gli estremisti è la strada maestra per la soluzione del conflitto.

Di seguito la cronaca degli avvenimenti scritta da Alessia Gallo, "Urla e insulti in San Babila contro il gazebo degli ebrei".

«Israele assassini. Vergognatevi. Palestina libera». Piazza San Babila, le tre del pomeriggio. La contestazione contro Israele va in scena qui, nel pieno centro della città, tra lo shopping e la gente a passeggio. Tra urla e tensione. Che questa volta però, dopo gli episodi di Pisa, Firenze e Torino e i rappresentanti dello stato di Israele contestati nelle università da giovani di estrema sinistra, non riescono a bloccare l´apertura del gazebo che, per tutta la settimana, rimarrà in piazza per far conoscere a tutti un po´ di più questa terra. Si chiama Israel Point. «Ed è anche per questo che l´abbiamo voluto: un luogo aperto alla città e al dialogo, dopo gli episodi di intolleranza delle università», spiega il presidente dell´associazione «Amici di Israele» Eyal Mizrahi. Pochi metri più in là, diviso da un cordone di poliziotti, c´è un gruppo di ragazzi che sta manifestando proprio contro quelle bandiere bianche e azzurre con la stella di David. «Appartengono a gruppi anarchici animalisti», dicono le forze dell´ordine. Prendono la parola Roberto Jarach, presidente della comunità ebraica, Livio Caputo, consigliere di Forza Italia e il capogruppo dei Ds Emanuele Fiano, che prova a parlare con i giovani. Inutile. «Non finché c´è quella bandiera», gli rispondono. Ancora urla e tensione. «Ero lì per il mio amore per la democrazia di Israele - spiega Fiano
-. Quel gazebo rappresenta tutti gli israeliani, anche quelli che non sono d´accordo con la politica di Sharon o il muro. Per fortuna mi sembra che la posizione di questo ridotto gruppo sia assolutamente minoritaria». «Eppure quello che è accaduto - ribadisce il portavoce della comunità Yasha Reibman - dimostra che il dialogo è importante. Per questo un incontro al Leoncavallo rappresenterebbe un segnale in controtendenza molto forte. Speriamo di non dover aspettare troppo». Già, l´incontro al Leoncavallo. Reibman lo aveva proposto e Daniele Farina, esponente storico del centro sociale, aveva accettato. E ora conferma: «Non è caduto nel vuoto anzi, sta coinvolgendo sempre più persone. Stiamo provando a organizzarlo entro l´autunno. Non è facile, ma tentiamo di percorrere una sottile striscia di terreno comune». Un percorso non facile, ma che anche Jarach vede positivamente «come tutti i tentativi di confronto, anche al Leoncavallo. Quei ragazzi in piazza parlano per slogan, per ignoranza. È stato un episodio marginale, ma non abbassiamo l´attenzione».




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25 febbraio 2007

ANP: "Israele diffonde il cancro fra i palestinesi"

15-06-2005
Autorità Palestinese: ''Israele diffonde il cancro fra i palestinesi''
L’Autorità Palestinese accusa Israele di diffondere deliberatamente il cancro fra i palestinesi distribuendo prodotti che contengono un dolcificante artificiale, la saccarina, che in realtà è usato anche in Israele e gode dell’approvazione della Food and Drug Administration statunitense.
La saccarina, principale ingrediente della diffusissima polvere dolcificante “Sweet n’ Low”, venne sospettata anni fa di avere poteri cancerogeni, ma il suo utilizzo è stato completamente approvato dalla Food and Drug Administration sin dal 1977, dopo che non era emersa nessuna prova della sua pericolosità. “Sweet n’ Low” è uno dei dolcificanti più diffusi nel mondo, ed è comunemente utilizzato anche in prodotti alimentari commercializzati in Israele.
Ciò nondimeno il ministro dell’ambiente palestinese Yousef Abu Safieh, in un’intervista pubblicata martedì sul quotidiano arabo edito a Londra al-Shark al-Awsat, ha accusato Israele di produrre bevande con saccarina allo scopo specifico di distribuirle nei territori palestinesi.
Abu Safieh ha anche detto che le autorità egiziane avrebbero scoperto presso il confine con Israele due camion carichi di giochi per bambini che emetterebbero radiazioni cancerogene.
Non è la prima volta che autorità palestinesi accusano Israele di diffondere deliberatamente vari tipi di malattie fra i palestinesi di Cisgiordania e striscia di Gaza. Yasser Arafat accusò spesso Israele di fare uso di “uranio impoverito”, mentre sua moglie Suha disse pubblicamente che Israele distribuiva caramelle avvelenate ai bambini palestinesi.
Israele ha sempre respinto le accuse, qualificandole come istigazioni all’odio totalmente infondate.

(Da: YnetNwes, 14.06.05)

Vedi anche:

Disinformazione palestinese: la solita vecchia arma dei regimi totalitari
http://israele.net/prec_website/analisi/03042amb.html

Primo: diffidare di chi mente sistematicamente
http://israele.net/prec_website/analisi/18042jem.html




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25 febbraio 2007

Ormai la propaganda entra anche nei concorsi pubblici...

Talpa di Hamas alla Farnesina

A pagina 1 di Informazione Corretta del 2005-06-23, la redazione firma un articolo dal titolo «Yassin il "leader spirituale ": quando la propaganda entra nei concorsi pubblici»

Al concorso per 50 posti di assistente amministrativo al Ministero degli Affari Esteri, una delle 60 domande miste tra economia, diritto, informatica, politica internazionale, italiano, riguardava l'uccisione di Yassin, posta all'incirca in questi termini:
"Quale leader spirituale fu ucciso da Israele nel marzo 2004, suscitando la condanna unanime di tutto il mondo?"
La scelta era tra Yassin, Rantisi e altri due palestinesi meno noti.

Perfino nei concorso pubblici si fa propaganda usando l'espressione "leader spirituale" per indicare due terroristi? Che bisogno c'era di sottolineare che il mondo l'aveva condannato? Sarebbe stato corretto se si fosse scritto anche che il mondo dimentica di condannare con altrettanta forza il terrorismo palestinese e ancor più corretto si fosse scritto che il "leader spirituale" si era macchiato del sangue di migliaia di innocenti.

www.informazionecorretta.com




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25 febbraio 2007

Passano gli anni ma la Chiesa non cambia....

Allucinante.......

 

La Repubblica 23/06/05

 

"Firenze, casa di riposo "Saadun", conversione forzata"

 

 

Egregio Augias, abbiamo vissuto un'incredibile vicenda: la Chiesa fiorentina attraverso un suo sacerdote ha battezzato un nostro zio di 90 anni attualmente ospite della Casa di riposo "Saadun" gestita dalla Comunità ebraica fiorentina. Un sacerdote, su richiesta di una parente acquisita, si è introdotto nella Casa di riposo e senza avvertire i dirigenti, tanto meno i familiari (noi due nipoti e una sorella dello zio) dopo un colloquio lo ha battezzato dopo avergli fatto firmare una lunga lettera di abiura che chiaramente lo zio, stante le sue condizioni, non può aver scritto o dettato.
Lo zio infatti è stato colpito due anni fa da un ictus che lo ha menomato di alcune capacità motorie e di alcune capacità cognitive e di parola. Può essere utile sapere che un frate della Chiesa di piazza Savonarola, sempre interpellato dalla stessa parente, aveva ritenuto che non ci fossero le condizioni per un battesimo.

Sul fatto ho scritto al vescovo di Firenze il quale non ha nemmeno risposto (dico risposta non giustificazione). Lo stesso vescovo ha invece scritto al rabbino capo della comunità, rimasta molto colpita dall'episodio che ha in qualche modo incrinato un rapporto di reciproco rispetto costruito nel tempo.


Gianni e Maurizio Forti - Firenze g. forti@dfc. unifi. it




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25 febbraio 2007

Caso Mortara: una risposta a Messori

Corriere della Sera
"Il nostro avo bambino rapito e plagiato da Pio IX"
Data: 18/06/05
 Indietro Stampa
Il memoriale anticipato dal «Corriere» riaccende la disputa sul piccolo ebreo sottratto alla famiglia nel 1858 e poi divenuto sacerdote «Il nostro avo bambino rapito e plagiato da Pio IX»

«Vorrei rassicurare Vittorio Messori: noi discendenti dei Mortara non siamo stati sollecitati da nessuno, come lui insinua nel suo libro, ma soltanto dalla nostra coscienza, a criticare la beatificazione di Pio IX. Semplicemente ci ha lasciati stupefatti che si proponesse come esempio da ammirare il responsabile del sequestro di un bambino sottratto alla sua famiglia». Sorride amaramente Elèna Mortara, docente di Letteratura angloamericana all’Università di Roma Tor Vergata e pronipote di una sorella di Edgardo, mentre respinge l’idea che qualcuno l’abbia aizzata contro l’ultimo Papa-re. E si dice «allibita» per il modo in cui la questione del bimbo ebreo strappato ai genitori nel 1858 viene ora ripresentata. «Non c’è niente di realmente inedito - continua - nel memoriale pubblicato da Messori, perché Edgardo aveva difeso Pio IX in molti altri scritti già noti. Segregato e indottrinato dai sei anni in poi perché diventasse sacerdote, aveva sviluppato il tipico attaccamento del prigioniero verso i suoi carcerieri che si osserva a volte anche nelle vittime adulte dei sequestri di persona. E aveva visto nel Pontefice una figura paterna, sviluppando un forte senso di colpa per i "dolori immensi" che, secondo quanto gli veniva ripetuto dallo stesso rapitore, pensava di avergli arrecato attirandogli contro tante polemiche. Non a caso soffriva di momenti di profonda angoscia, che Messori, con insinuazione di dubbio gusto, vorrebbe far risalire a un fattore ereditario, piuttosto che all’effetto degli incontestabili traumi subiti».
Nei rimproveri dello scrittore cattolico ai famigliari del bambino, la loro discendente avverte un grande astio: «Come si fa a dire che i genitori di Edgardo protestarono perché sobillati? Non è naturale che un padre e una madre reagiscano, quando si vedono portare via un figlio? La loro fu la legittima reazione ad un sopruso. E il padre Momolo fu un eroe coraggioso e sfortunato, "pellegrino del dolore", che cercò di combattere con la semplice parola un potere così crudele. Ed è grave che si difenda il sequestro e si accusino i Mortara di aver violato le leggi discriminatorie dello Stato pontificio, assumendo la domestica cristiana che impartì al bambino il presunto battesimo, di validità assai dubbia, del quale si ricordò solo cinque anni dopo, quando fu licenziata. È come se oggi si parlasse delle conseguenze delle leggi razziali fasciste (che tra l’altro prevedevano per gli ebrei lo stesso divieto di prendere a servizio i non ebrei), come se si trattasse di un semplice dato di fatto ineluttabile, senza esprimere un giudizio di valore su quelle stesse leggi».
Quanto poi all’atteggiamento della comunità ebraica romana, che non vide di buon occhio le proteste internazionali contro Pio IX, per Elèna Mortara è facilmente spiegabile: «Si trattava di persone intimorite, che vivevano chiuse da secoli in un ghetto, sotto il giogo di un potere dispotico, sottoposte a continue angherie (se ciò nonostante non se ne andavano, come si domanda ironizzando Messori, è perché a Roma vivevano da oltre duemila anni, da prima dei Papi, e sentivano la città come anche loro). È logico che il segretario della Comunità, Sabatino Scazzocchio, si riferisse a Pio IX con la massima deferenza; e tuttavia, anche in un contesto così difficile, ogni sforzo fu compiuto dai massimi esponenti della Comunità di Roma per cercare di far recedere il Papa dal suo atto. In realtà la pratica delle conversioni forzate durava da lungo tempo e il caso Mortara ne era all’epoca l’ultimo esempio. Solo che in quel caso l’abuso non venne sopportato in silenzio. E la famiglia trovò una vasta solidarietà nell’opinione pubblica mondiale, ormai sensibile al problema dei diritti umani».
Proprio quella mobilitazione, però, è nel mirino di Messori, che la giudica strumentale. «Sì, nel suo linguaggio allusivo sull’influenza degli ebrei affiorano pregiudizi antichi e pericolosi. Ma la campagna sul caso Mortara, soprattutto in Francia, coinvolse anche i cattolici liberali. Per esempio lo scrittore Victor Séjour, autore di un’opera teatrale sulla vicenda, rivendicava la sua fede nella Chiesa, ma si stupiva che il Papa potesse compiere un’azione contraria al valore cristiano della famiglia. Se il potere temporale dei pontefici ricevette allora un colpo così duro, come ammette Messori, fu perché la vicenda di Edgardo mostrò a tutti che si trattava di un regime oppressivo ormai anacronistico».
Ma perché Pio IX insistette tanto su una posizione che lo indeboliva politicamente? «Mi sembra il tipico errore di chi si considera il detentore assoluto della verità. Del resto tutta la vicenda si fonda su questa pretesa, fonte dell’intolleranza religiosa. Io auspico la comprensione e il dialogo tra le fedi. Amo il passo biblico di Isaia (11, 6-7) in cui si legge che il lupo abiterà con l’agnello e il leopardo giacerà con il capretto. Mi pare che prefiguri un futuro di dialogo e convivenza nel rispetto reciproco. Devo aggiungere però che il libro di Messori va nella direzione opposta. E mi auguro che dal mondo cattolico, specie dalle più alte autorità ecclesiastiche, giungano segnali diversi. Tra l’altro mi sconcerta l’affermazione di Messori che il caso Mortara, a norma del diritto canonico, potrebbe ripetersi ancora oggi. Sarebbe opportuno che la Chiesa facesse chiarezza su un punto tanto delicato».
Tuttavia, secondo Elèna Mortara, il libro di Messori non chiama in causa solo il mondo cattolico. «Mi rattristano attacchi così violenti al Risorgimento, che presentano l’unità dell’Italia come un evento negativo, quasi una conseguenza deprecabile del caso Mortara. Ma io rovescio l’impostazione di Messori. Secondo lui "Dio scrisse dritto su righe storte" perché da quel dramma derivò la conversione di Edgardo. Secondo me l’aspetto provvidenziale sta nel fatto che l’abuso compiuto da Pio IX, per lo scandalo che ne nacque, contribuì all’unificazione italiana sotto un regime liberale e alla fine della teocrazia pontificia».




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25 febbraio 2007

Sabra e Chatila: fu opera dei libanesi, non degli israeliani

ogni tanto conviene ricordare la realtà dei fatti....
 
La strage di Sabra e Chatila fu opera dei falangisti libanesi, non degli israeliani

A pagina 1 di Informazione Corretta del 2005-06-09, Tonino Nocera firma un articolo dal titolo «La strage di Sabra e Chatila fu opera dei falangisti libanesi, non degli israeliani»

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri una lettera a Giuseppe Sangiorgi, autore del libro "Piazza del Gesù", edito da Mondadori, che contiene un errore storico sul massacro di Sabra e Chatila.

Ecco il testo:

Egr. Dr. Sangiorgi,

sto leggendo il Suo libro Piazza del Gesù, edito da Mondadori, dedicato alla storia della Democrazia Cristiana negli anni Ottanta. Vicende a Lei ben note che in quegli anni è stato prima portavoce e poi capo della segreteria dell’On. Ciriaco De Mita.

Devo però segnalarLe un grave errore che certamente sarà corretto nella successiva edizione.

Infatti, a pag.43 con riferimento a Sabra e Chatila scrive “Sui giornali le rilevazioni di massacri anche di donne e bambini compiuti dagli israeliani …”

In realtà, com’è noto, quelle stragi furono perpetrate dai falangisti libanesi.

Probabilmente, voleva scrivere che alcuni giornali attribuirono la responsabilità delle stragi agli israeliani.

Certo che quanto scritto sia una semplice svista che sarà rettificata successivamente, La saluto cordialmente.




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25 febbraio 2007

Le bugie di Agnoletto

L'onorevole Agnoletto, propagatore d'odio anti-israeliano

A pagina 1 di Informazione Corretta del 2005-06-09, la redazione firma un articolo dal titolo «L'onorevole Agnoletto, propagatore d'odio anti-israeliano»

Ancora sulla trasmissione televisiva Confronti del 3 giugno,nella quale Vittorio Agnoletto si è confrontato con Riccardo Pacifici ed'è stata mandata in onda un'intervista al regista Pasquale Squittieri.
Segnaliamo alcune affermazioni fatte nel corso della trasmissione.
Squittieri ha definito lo stato di Israele "fascista".
Agnoletto ha affermato che una corte israeliana ha condannato Sharon per il massacro di Sabra e Chatila, il che è un falso.
Ha sostenuto che Israele ha sempre aggredito i paesi arabi, ribaltando completamente la realtà storica.
Ha detto che i morti palestinesi sono 5 volte di più di quelli israeliani: una statistica comunque eccessiva che non tiene conto del fatto che il 70% dei morti israeliani sono civili disarmati e il 70% di quelli palestinesi sono uomini armati (le statistiche palestinesi per altro contano anche gli attentatori suicidi).
Ha detto che le accuse contro i libri di testo palestinesi, ampiamente documentate dagli studi di istituti indipendenti come il Palestinian Media Watch e del Cmip sono “totalmente infondate” e che una commissione europea ha smentito tale accusa.

In merito a quest'ultimo punto pubblichiamo una lettera aperta all'onorevole Agnoletto pervenuta in redazione:

Quanto segue è stato trascritto da un sermone del venerdì diffuso dalla TV dell’Autorità Palestinese. Il predicatore è Ibrahim Mudeiris. La TV palestinese ha mandato in onda il sermone il 13/5/2005.

Allah ci ha tormentati attraverso “il popolo più ostile ai credenti”, gli Ebrei. “Scoprirai che le persone più ostili ai credenti sono gli Ebrei e i politeisti”. Allah mise in guardia il suo beneamato profeta Maometto contro gli Ebrei, i quali uccisero i loro stessi profeti, dimenticarono la Torah, e seminarono corruzione lungo tutta la loro storia.

Con la fondazione dello Stato di Israele l’intera Nazione dell’Islam fu rovinata, perché Israele è un cancro che si diffonde nel corpo della Nazione dell’Islam, e perché gli Ebrei sono un virus come l’AIDS, a causa del quale il mondo intero soffre.

E’ evidente che, dovunque c’è un conflitto civile in questo mondo, ci sono dietro gli Ebrei. Gli Ebrei sono la causa della sofferenza delle Nazioni.

Domanda all’Inghilterra come ha trattato gli Ebrei all’inizio del VI secolo. Come li ha trattati? Li ha espulsi, torturati, e ha vietato loro l’ingresso per oltre 300 anni, a causa di ciò che gli Ebrei avevano fatto in Inghilterra. Domanda alla Francia come ha trattato gli Ebrei. Li ha torturati, espulsi, ha bruciato il loro Talmud, a causa della guerra civile che gli Ebrei volevano far divampare in Francia, al tempo di Luigi XIX [sic]. Domanda al Portogallo come ha trattato gli Ebrei. Domanda alla Russia zarista, che aveva accolto bene gli Ebrei, ma loro complottarono per assassinare lo Zar, e pertanto furono massacrati. Ma non domandare alla Germania come ha trattato gli Ebrei. Furono gli Ebrei che spinsero i Nazisti ad aggredire il mondo intero, quando gli Ebrei, attraverso il movimento sionista, spinsero gli altri Paesi a muovere una guerra economica contro la Germania e a boicottare le merci tedesche. Gli Ebrei spinsero Russia, Inghilterra, Francia e Italia a fare ciò. Questo provocò l’ira dei Tedeschi contro gli Ebrei, portando agli eventi di quei giorni, che gli Ebrei oggi commemorano [ allude evidentemente alla Shoah, che non vuole nominare].

Ma loro commettono oggi azioni peggiori di quelle che hanno subito nella guerra nazista. Sì, forse alcuni di loro furono uccisi e alcuni furono bruciati, ma loro hanno gonfiato tutto, esagerando per vincere la battaglia della comunicazione e per guadagnare la simpatia del mondo. Così, oggi si dice che i peggiori crimini della storia furono quelli commessi contro gli Ebrei; bene, quei crimini non sono peggio di ciò che gli Ebrei fanno ora in Palestina. Perché dunque ciò che è stato fatto contro gli Ebrei fu un crimine, e ciò che gli Ebrei fanno oggi in Palestina no?

Considera la storia moderna. Dov’è finita la grande Inghilterra? Dov’è finita la Russia zarista? Dov’è finita la Francia, quella Francia che dominava quasi tutto il mondo? Dov’è finita la Germania nazista, che massacrò milioni di persone [ma solo “alcuni” Ebrei] e dominò il mondo? Dove sono finite tutte queste superpotenze? Colui che le ha fatte sparire farà sparire anche l’America, Dio volendo. Colui che ha fatto sparire la Russia dall’oggi al domani è capace di far crollare e sparire l’America, se Allah vuole.

Noi abbiamo dominato il mondo in passato, e verrà il giorno in cui, nel nome di Allah, domineremo ancora il mondo intero. Verrà il giorno in cui domineremo l’America. Verrà il giorno in cui domineremo l’Inghilterra e tutto il mondo; ma ciò non riguarderà gli Ebrei. Gli Ebrei non potranno godere una vita di tranquillità sotto il nostro dominio, perché sono perfidi per natura, e lo sono stati lungo tutta la loro storia. Verrà il giorno in cui la Natura sarà liberata dagli Ebrei: anche le pietre e gli alberi si sentono oppressi dalla loro esistenza. Ascolta il profeta Maometto, che ti parla della brutta fine che faranno gli Ebrei: le pietre e gli alberi chiederanno ai Musulmani di eliminare gli Ebrei fino all’ultimo.

(Per vedere il filmato della TV palestinese):

http://switch5.castup.net/frames/20041020_MemriTV_Popup/video_480x360.asp?
ClipMediaID=60227&ak=null



Onorevole Agnoletto,

durante la conversazione televisiva mandata in onda il 3/6/2005 Lei ha sostenuto che i Palestinesi (e i Musulmani in genere) non vengono incitati all’odio e al fanatismo, almeno da parte delle autorità ufficiali, e che i libri di testo su cui i loro bambini studiano sono irreprensibili al riguardo. Pertanto, la triste situazione locale dipenderà solo o prevalentemente dalla volontà israeliana di non far nascere il libero, democratico, civile e pacifico Stato palestinese, e le azioni israeliane di demolizione di case o di eliminazione mirata di alcuni individui sono aggressioni unilaterali, ingiustificate, sadiche (far saltare in aria autobus, bar, scuole, sbranare corpi umani, sgozzare e squartare donne incinte e i loro bambini sono invece, presumo, spontanee e sacrosante reazioni).

Legga allora quanto Le invio, tenendo ben conto che chi parla non è Bin Laden, e neppure un dirigente di Hamas, ma la televisione ufficiale dell’Autorità palestinese. Che cosa ne dice di questo incredibile concentrato di ignoranza, odio, assurdità, farneticazioni, delirio, e, soprattutto, di giustificazione del nazismo, di legittimazione e ripresa del programma di Hitler sulla “soluzione finale”, lo sterminio programmato, definitivo e doveroso di tutti gli Ebrei? Un esempio del genere non La induce a qualche dubbio sul clima “culturale” che domina incontrastato nel mondo arabo? Quando gli Israeliani dicono che si devono difendere da un odio fanatico e incoercibile, da una feroce volontà di annientarli, non sarà il caso di cominciare a prestar loro un po’ di attenzione? Tanto più che, mentre gli Arabi hanno un retroterra territoriale e demografico sconfinato, gli Israeliani non possono permettersi di sbagliare una sola volta, e Lei lo sa bene?

Se dunque si terrà un secondo dibattito tra Lei e Pacifici, La prego, sia un “uomo d’onore”: commenti in pubblico questa pagina dello sceicco Mudeiris. Non offenda la Sua intelligenza e quella dei telespettatori dicendo che “è un caso isolato”: potrei inondarLa di altri esempi, e per ora, giusto per restare sull’argomento delle scuole palestinesi, mi limito a farLe conoscere l’articolo della palestinese musulmana Nonie Darwish che traduco qui sotto, abbreviandolo. E non si nasconda dietro il fatto che una commissione del Parlamento europeo ha approvato i testi scolastici palestinesi: questa commissione (perché non l’ha detto?) è presieduta da Luisa Morgantini!!!



Nonie Darwish (www.noniedarwish.com
) - Articolo reperibile su:
http://www.aish.com/jewishissues/israeldiary/I was Raised for Jihad.asp.


Il terrorismo non è nato nel mondo musulmano per caso; è il diretto risultato di un deterioramento del sistema educativo arabo, che ha promosso l’odio, la guerra e l’antisemitismo per generazioni.
Nelle scuole elementari di Gaza ho imparato l’odio, la vendetta, la rappresaglia. La pace non era mai una possibilità, e non era mai menzionata come una virtù. La Gloria della battaglia era il supremo onore. Ci presentavano gli Ebrei come esseri terrorizzanti, e ci insegnavano a risolvere le dispute attraverso la violenza. Mi veniva detto di non accettare una caramella da uno straniero, perché poteva essere un Ebreo che voleva avvelenarmi. Le bambine si scioglievano in lacrime recitando poesie jihadiste ogni giorno e facevano voto di offrire le loro vite come martiri.
Dopo generazioni e generazioni tirate su con questo severo indottrinamento, i bambini arabi hanno subito un lavaggio del cervello e sono pronti a diventare terroristi suicidi per uccidere senza esitazione i non-musulmani.
L’indottrinamento non avviene solo nelle scuole ma attraverso le canzoni, le poesie, i films, i cartoni animati, e ogni circostanza della vita. La jihad è diventata la missione divina, il dovere permanente di ogni generazione.
Lo scopo dell’educazione è infondere l’impegno a distruggere lo Stato d’Israele, che è diventato l’ossessione nazionale degli Arabi.
Gli Arabi si sono convinti che l’esistenza di Israele dia loro carta bianca per fare qualunque cosa. Il risultato finale è una cultura ormai fuori controllo, finanziata dai petrodollari [e dai generosi contributi della Comunità Europea, N.d.T.] e rivolta a terrorizzare il mondo.
Da bambina, non potevo porre domande sull’odio verso gli Ebrei e tutti gli altri non-musulmani; il solo domandare era un imperdonabile peccato. Imparai subito a tenere per me dubbi e opinioni. Bisognava odiare per essere un buon Musulmano.
La violenza ha bisogno dell’odio, l’odio ha bisogno della paura, e così la paura degli Ebrei è stata fomentata costantemente attraverso incredibili leggende e bugie.
Dalle moschee, solo parole di odio e violenza. Il “clero” musulmano ha fallito miseramente nello stabilizzare la società; anziché costituire una sorgente di conforto e di pace, sono diventati una sorgente di odio, rabbia, sovversione, paranoia contro l’Occidente e Israele.
Ricordo che, ormai giovane donna, ero con un’amica cristiana, al Cairo, durante la preghiera del venerdì. Sentimmo gli attacchi contro i Cristiani e gli Ebrei dagli altoparlanti all’esterno della moschea. Sentimmo: “Dio distruggerà gli infedeli e gli Ebrei, i nemici di Dio. Noi non faremo mai amicizia o trattati con loro”. E i fedeli: “Così sia”. La mia amica era sgomenta, io costernata e piena di vergogna. Fu allora che capii per la prima volta che c’era qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui la mia religione era predicata e praticata.
Insegnare l’odio per prevalere sui nemici è una forma di abuso sui bambini, che sta rovinando la società araba e aggravando i problemi. Bisognerebbe che i veri Musulmani promuovessero i veri valori dell’Islam: compassione, perdono, tolleranza, pace, non solo a parole, ma attraverso le azioni.




permalink | inviato da il 25/2/2007 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



25 febbraio 2007

Eppure per Sergio Romano i siriani sono un bene per la regione....

....poraccio.....
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Il ministro della Giustizia: ''Faremo di tutto per prendere i responsabili''
 
Libano, bomba uccide esponente anti siriano
 
La vittima era George Hawi. L'ordigno era stato piazzato nella sua auto e lo ha ucciso all'istante

Beirut, 21 giugno 2005 (Adnkronos/Ign) - Un esponente politico anti siriano e' stato ucciso oggi a Beirut, all'indomani del successo elettorale del blocco delle forze antisiriane guidate da Saad Hariri. La vittima era George Hawi, ex segretario generale del partito comunista libanese. A quanto riferisce la polizia, l'ordigno era stato piazzato nell'auto di Hawi e ha ucciso all'istante l'esponente politico, ferendo gravemente il suo autista, Thabet Bazzi. L'esplosione, avvenuta nell'area musulmana di Beirut ovest, ha danneggiato altre due automobili e rotto le vetrine dei negozi circostanti. Sul posto sono giunti il primo ministro Nagib Mikati e il ministro della Giustizia Khaled Qabbani. ''Ogni volta che il governo libanese raggiunge un obiettivo come quello ottenuto con le elezioni -ha dichiarato Mikati-, vi sono mani che creano terrore nel cuore della gente''. ''Queste sono le stesse mani che stanno cercando di destabilizzare la pace in Libano -ha spiegato Qabbani-. Faremo di tutto per prendere i responsabili''. Truppe dell'esercito sono arrivate sul luogo dell'esplosione e hanno chiuso l'accesso all'area.

L'attentato, riferisce la polizia, e' simile a quello del due giugno che uccise il giornalista anti siriano Samir Kassir nel sobborgo di Ashragiyeh a Beirut. Lo scorso 14 febbraio in un altro attacco attribuito ai servizi siriani, fu ucciso l'ex primo ministro Rafik Hariri: la sua morte diede inizio ad un ampio movimento popolare di protesta che ha affrettato il ritiro dei soldati siriani dal Libano e portato alla vittoria elettorale del blocco politico guidato dal figlio Saad. Gli Stati Uniti avevano recentemente accusato i servizi segreti di Damasco di aver stilato una lista di esponenti libanesi da colpire.

www.adnkronos.it




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